Loredana Rea – museo di Sora 2011

 In Testi Critici

RALLENTARE LO SGUARDO
per infrangere il ritmo del quotidiano

Dalle forme pratiche e prive di significato
di tutto ciò che vive o è senza vita,
congiunto all’occhio dell’artista, sorge una nuova vita,
una nuova forma, un nuovo colore
Thomas Stearns Eliot

Marina Bindella appartiene a quel gruppo di artisti in cui la solidità del pensiero guida la mano e l’occhio nel creare una lucida concatenazione di rapporti formali e sfumature emotive, concepite per determinare gli esiti di un’estetica giocata sul filo sottile del ponderato scarto tra assunti metodologici e scelte espressive. Non è un caso quindi che ognuno dei suoi lavori, pur lasciando trasparire la lenta decantazione di stimoli e suggestioni di natura diversa, appaia legato all’altro da un’estrema coerenza, come se nulla possa compromettere l’originario rigore progettuale, neppure le inevitabili deviazioni, che sopraggiungono inaspettatamente a suggerire ulteriori possibili soluzioni. Eppure abbandonandosi al pulsare dei segni, penetrando nella profondità dei neri, lasciandosi abbagliare dalla luminosità dei bianchi, assaporando le infinite variazioni dei grigi, si intuisce l’impegno sotteso all’elaborazione di un’idea. A guidarla è la volontà di costruire un equilibrio tenace tra l’esibizione della struttura visiva e la materializzazione di flussi energetici, spesso di andatura opposta, regolati da segni ben assestati, calibrati, eppure sensibili a ogni sfumatura del sentire, che evidenziano una tessitura lieve e al tempo stesso robusta, per catturare immagini che lo spazio è pronto a fagocitare, restituendone poi altre sempre diverse.
Ad abbracciare con lo sguardo il corpus delle opere, che l’artista ha selezionato per questa sua personale nell’ambito dell’VIII edizione di Carnello C’Arte ad Arte, si percepisce la complessità di un percorso di sviluppo, nutrito dal desiderio di sempre nuove sperimentazioni, mai fine a se stesse, che si innestano su esperienze maturate in territori differenti eppure complementari. Sono fogli di dimensioni diverse, xilografie realizzate in poco meno di un decennio intrecciando in maniera inestricabile apporti originali e innovativi alla tecnica tradizionale. Sono emblematiche partiture musicali, rette dal ritmo crescente dei segni impalpabili come tela di ragno o profondi come ferite che non possono rimarginare, componimenti poetici intessuti di fragili frammenti rubati al tempo, per rendere tangibile la consapevolezza del raggiungimento di un equilibrio difficile tra la necessità di un’imprescindibile analisi intellettuale e l’inesplicabile emozione del fare.
Il saldo legame tra densità teorica e operatività artistica rappresenta, infatti, il punto di partenza per la strutturazione di un linguaggio essenziale e al tempo stesso sorprendentemente raffinato, capace di materializzare la profondità di una sensibilità che nell’incisione ha trovato, e continua a trovare, la sostanza di ogni ricerca. Un linguaggio che obbliga lo sguardo a rallentare per riuscire a infrangere il ritmo incalzante della realtà quotidiana e lasciarsi trasportare dove si allenta il rumore che annulla i pensieri e domina la rarefazione del silenzio, verso orizzonti più vasti, che possono essere abbracciati nella totalità solo allertando tutti i sensi.

Loredana Rea

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